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STORIA DEL CASTELLO DI MONTEVEGLIO Fra tutti i borghi e i castelli che ancora conservano qualche ricordo d’antico, Monteveglio è quello che per la sua misteriosa riservatezza e il suo fascino attira l’interesse più d’ogni altro: dal turista sprovveduto d’arte allo storico, dal critico d’arte all’innamorato dell’antico ed infine al pellegrino domenicale. Da questo antico borgo e castello vicino a Bazzano, si gode la passata visione di una buona campagna, da definirsi pascoliana; Monteveglio sta su un monte denso d’erbe, d’arbusti e alberi; una strada scorrevole porta fin sulla cima. Da lassù, si capisce subito che il luogo doveva essere una antica fortezza, sia per la posizione naturale, sia per l’amplissima vista che si gode, ed anche per i resti di mura merlate e di torri che proteggono l’entrata del borgo, che conserva ancora la sua perfetta ed esatta fisionomia trecentesca, con la strada stretta stretta e tutta sassi e sobbalzi tra due file di case. Gli Etruschi giunsero a stabilirsi sul colle all’incirca alla fine del VI° secolo a.C. nel momento della loro grande espansione. A Monteveglio si sono trovati vari pezzi etruschi dell’inizio del V° secolo a.C.; collegando l’epoca dell’espansione di questo popolo con l’epoca dei vasi rinvenuti si dà quasi per certo lo stabilirsi di una fiorente colonia all’inizio appunto del secolo V° a.C. Poco invece vi lasciarono i Romani. Dell’antico “Oppidum” o fortezza che essi certamente costruirono per dominare la valle e il monte, non restano che due frammenti di colonne, ora usate come sedili davanti ad una casa del paese, una larga lapide da cui è stata ricavata la mensa dell’altare centrale della cripta e qualche mattone manubriato, che si trova incastrato in alcune colonne della cripta stessa che cinge la piazzetta di fianco alla chiesa. Mentre gli ultimi avanzi dell’impero romano d’occidente si dissolvevano sotto l’infuriare dei barbari, l’importanza e la potenza di Monteveglio si accresceva in modo tale, da oscurare quella che aveva avuto nell’antichità. Monteveglio, essendo fortezza di frontiera tra la nona e la decima provincia dell’Esarcato di Ravenna, si trovava sulla linea di confine che si estendeva dal monte Cimone fino a Sarsina e Urbino a sud, da questo si può capire l’estrema importanza che ebbe nella storia dell’Appennino bolognese. Durante il Medioevo stette circa due secoli sotto il dominio dell’Esarca di Ravenna, ed essendo per sua naturale posizione proprio ai confini dell’Impero bizantino, sopportò l’impeto e la pressione longobarda per molto tempo. Quando poi l’Imperatore di Bisanzio Leone Isaurico decretò la lotta contro le sacre immagini, le difese dei bizantini si indebolirono, per la ribellione delle popolazioni italiche a quest’ordine assurdo. Ne approfittò Liutprando (re dei Longobardi) per entrare nell’Esarcato, occupando il Frignano, Bologna, la Pentacoli, Osimo e, dopo una durissima resistenza, nel 728, il castello di Monteveglio. Di questa occupazione, ancor oggi nel borgo rimangono significative tracce costituite da formelle rettangolari di marmo. In seguito a questo fatto d’arme, a cui fu sottoposto prima e dopo l’assedio longobardo, Monteveglio perdette gran parte della primitiva grandezza. Successivamente passò sotto il dominio della Casa degli Attoni, di cui l’ultima discendente fu Matilde di Canossa, Contessa di Toscana, che possedeva già grandi feudi e terre in Emilia, in Toscana, in Umbria e in Lombardia ed era potente in Italia come pochi altri principi e signori, tanto che, in quello scontro essenziale di interessi e di poteri che fu la lotta per le investiture, la Chiesa sollecitò l’appoggio di Matilde contro lo strapotere dell’impero. E fu proprio durante questa lunghissima guerra, che il castello di Monteveglio ebbe a sostenere una delle più celebri e decisive battaglie, una lapide posta all’ingresso del borgo, sul davanti della torre d’entrata, sta a ricordarne ancor oggi l’antica potenza in terra bolognese. Morta Matilde, tutte le terre di lei, ad eccezione del dominio degli Ubaldini, che comprendeva terre presso Scaricalasino, rimasero ai rispettivi vassalli ed ai loro discendenti, che quei castelli avevano governato per ordine di Matilde in qualità di “Cattanei”. Nella gerarchia medievale i Cattanei erano una via di mezzo tra il Conte e il Valvassore; il loro nome deriva da una abbreviazione di capitaneus, che appunto significa reggitore di presidio o di castello. Questa società di nobili, che come primo compito aveva la difesa del castello, diede vita a Monteveglio al primo nucleo di governo comunale attirando a sé tutto il popolo e facilitando la fusione delle classi; fatto che invece non si manifestava nei comuni feudali, dove ad un signore unico si contrapponeva il popolo, e il comune sorse non in armonia di classi su un piano di primitiva democrazia, ma in contrapposizione allo stesso feudatario. Questo comune ad impronta aristocratica, che tuttavia si dimostra uno dei più evoluti di tutte le terre bolognesi di quei tempi, si trova ben presto a competere con le due città di Modena e Bologna che assai cresciute in potenza, si contendono in una lunghissima guerra le terre di confine. Monteveglio si appoggia ora all’una ora all’altra per mantenere anche solo in parte la sua libertà, ma nel 1157 è costretto a seguire l’esempio degli abitanti del castello di Oliveto, passando ai bolognesi, mentre erano consoli a Bologna Accarisio Corte, Isnardo Attoni e Arsone Garisendi. La sottomissione a Bologna tuttavia non durò molto perché un anno dopo, nel 1158, sia Monteveglio che Oliveto, dietro incitamento dei modenesi, si ribellarono a Bologna e si tolsero dalla sua soggezione, e siccome il castello di Monteveglio era particolarmente importante per il Comune di Bologna, i consoli bolognesi mandarono un esercito per ricondurre con la forza i ribelli all’obbedienza. Sommosse e riconquiste si succedono senza posa; particolarmente duro dovette essere l’attacco portato dai bolognesi nel 1179 al castello, se esso ne fu addirittura semidistrutto. Fra il 1179 e il 1182 vediamo infatti Monteveglio chiedere aiuto e fondi al Papa e all’Imperatore Enrico VI per poter riedificare il castello. Il Papa Innocenzo III, a cui i montevegliesi si erano rivolti non solo per avere aiuti economici ma anche per chiedere che il loro castello potesse quanto prima far parte del dominio temporale della Chiesa, rispose con un rifiuto. Stretto dalla sempre più forte pressione di Bologna, senza aiuto da parte di alcuno, conteso anche da Modena e protagonista di continue guerre e durissime lotte, il castello di Monteveglio, già così forte un tempo ed ora non più, fa atto definitivo di sottomissione a Bologna il 18 luglio 1198. Il 16 agosto dello stesso anno, gli abitanti del borgo si radunarono sulla piazza alta. Davanti al pretore Uberto ed i messi del comune di Bologna, i 114 rappresentanti del popolo di Monteveglio giurarono fedeltà a Bologna nel chiostro romanico dell’Abbazia. La chiesa è dedicata a Santa Maria Assunta: in questa chiesa fin dal 1527 si svolge il 25 marzo di ogni anno, la cerimonia della “consegna del Cero Votivo” da parte delle Autorità alla Vergine, in memoria della prodigiosa liberazione dall’assalto dei Lanzichenecchi, avvenuta nel giorno dell’Annunciazione nell’anno 1527. (cenni storici tratti da scritti del Prof. Renato Passeri)
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