Wednesday, February 22, 2012
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QUATTRO DIPINTI EMILIANI DELLA DONAZIONE CHECCOLI

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La donazione alla Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna, da parte della signora Luisa Checcoli Mongardi, di quattro dipinti che riflettono due momenti di grande vitalità della pittura bolognese. Risale ai primi decenni del Cinquecento la tavola della Madonna con il Bambino e una santa martire uscita dalla bottega di Francesco Francia, elegante nella bilanciata composizione delicata nell’espressione dei teneri affetti, e insieme quella con il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria di Innocenzo da Imola che imposta sul flebile classicismo del Francia la lezione solenne di Raffaello. Fanno invece riferimento ai due protagonisti della pittura a Bologna nella prima metà del Seicento le due tele che propongono modelli di Guido Reni e del Guercino, e cioè la Santa Caterina d’Alessandria, forse eseguita da Giovan Giacomo Sementi allievo strettissimo di Guido Reni, che replica, isolandola dal contesto, la figura di Caterina d’Alessandria dipinta dal maestro nella pala ora nella Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, pagata nel 1623, e la tela con Susanna e i vecchioni che si rivela trascrizione forse già settecentesca di una fortunata composizione giovanile del Guercino. Quattro dipinti distribuiti nell’arco di oltre due secoli, collegati dal riferimento alla tradizione figurativa bolognese eppure differenziati per i materiali di supporto (tavola e tela) e le tecniche di esecuzione, che testimoniano l’ampia diffusione di modelli cari alla devozione cinquecentesca.
 
Francesco Raibolini detto Francia e Scuola (Bologna 1450 ca. – 1517)
Madonna con il Bambino e una santa martire
Olio su tavola
Provenienza: donazione Checcoli 2006
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
 
Pittore dei Bentivoglio, Francesco Francia domina l’ambiente artistico bolognese per vari decenni tra Quattro e Cinquecento, prima nel campo dell’oreficeria poi in quello della pittura. I suoi ideali formali di sereno classicismo, espressi nell’equilibrio della composizione, nell’immobilità dei modelli, nella tenue espressione degli affetti, nella luminosità dell’immagine e nell’accuratezza della stesura pittorica, trovano riflesso in questo dipinto uscito dalla sua bottega, alla cui esecuzione ha partecipato un collaboratore sotto il controllo del maestro. Del tutto probabile una datazione attorno al 1500.
 
Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola (Imola 1490-94 ca. – Bologna, dopo il 1543)
Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria
Olio su tavola
Provenienza: donazione Checcoli 2006
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
 
Nella formazione di Innocenzo da Imola l’iniziale classicismo di Francesco Francia si rafforza durante il soggiorno fiorentino e matura con la conoscenza delle opere di Raffaello. Ne discendono un potenziamento dell’impianto compositivo e una padronanza nella resa delle figure, di cui dà prova questo dipinto saldamente impostato nell’evidenza volumetrica delle figure. Il gesto del Bambino che delicatamente infila l’anello nel dito di santa Caterina d’Alessandria, con una grazia che discende dalle elaborazioni centro-italiane di Pietro Perugino, ha ispirato sentimenti di affettuosa devozione.
 
Giovan Giacomo Sementi, attr.  (Bologna 1583 – Roma 1636-42)
Santa Caterina d’Alessandria incoronata da un angelo
Olio su tela
Provenienza: donazione Checcoli 2006
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
 
L’immagine lucente e smaltata riflette un’invenzione dello stesso Guido Reni. La stessa santa compare infatti, a figura intera, nella pala d’altare con il Crocifisso tra i santi Caterina d’Alessandria e Giulia ora nel Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, che fu pagata a Guido Reni nel 1623. L’isolamento della santa martire con la ruota, qui accompagnata dall’angelo in volo che reca una corona di fiori, è probabilmente frutto di Giovan Giacomo Sementi, uno dei collaboratori più stretti di Guido Reni tra secondo e terzo decennio del Seicento, insieme a Francesco Gessi.
 
Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, copia da  (Cento 1591 – Bologna 1666)
Susanna e i vecchioni
Olio su tela
Provenienza: donazione Checcoli 2006
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
 
Il dipinto deriva dal noto prototipo del Guercino ora nel Museo del Prado, eseguito attorno al 1617 per il cardinale Alessandro Ludovisi che pochi anni dopo fu eletto papa con il nome di Gregorio XV. Il tema vetero-testamentario di Susanna che non cede alle insidie e al ricatto dei due vecchi è affrontato in chiave teatrale attraverso il forte contrasto delle luci, la costruzione diagonale della composizione e il coinvolgimento dell’osservatore, cui uno dei vecchi si rivolge sollecitandone la tacita complicità. L’esecuzione risale verosimilmente alla fine del Seicento o ai primi decenni del Settecento.
 
Fino al 4 marzo 2012
Orari: martedì – domenica dalle ore 10.00 alle 19.00
 
 

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