Dal 7 maggio 2010 al Museo Civico Archeologico si può visitare il nuovo allestimento della collezione Romana. La collezione, allestita fin dalla prima apertura del Museo nel 1881, viene ripresentata al pubblico, dopo due anni di chiusura, completamente rinnovata nell’allestimento e nelle scelte tematiche ed espositive. Sono circa un migliaio i reperti esposti, selezionati tra i reperti confluiti al Museo dalle collezioni Palagi e Universitaria, organizzati per temi, in modo da permettere al visitatore di avere un quadro generale degli aspetti principali della vita quotidiana
nel mondo romano. Vasellame da mensa in preziosa ceramica, vetro e argento, lucerne, oggetti per la cura del corpo, elementi di arredo, testimonianze delle attività produttive, monete in oro, argento e bronzo, statuette di culto, curiosi amuleti e raffinate pissidi in avorio trovano una ariosa collocazione nelle sale IX e VII del Museo Archeologico.

Queste le sezioni in cui la collezione è articolata:

La vita nella domus: vasellame da cucina e da mensa
La sezione mostra recipienti per cucinare in ceramica grezza e vasellame raffinato in ceramica e vetro per le mense dei cittadini più ricchi (coppe, piatti, bicchieri, bottiglie e brocche).Spiccano le tre coppe in argento lavorate a sbalzo per il consumo del vino, il frammento di vassoio da portata in vetro re la splendida coppa in vetro a mosaico dai variopinti colori.

La vita nella domus: l’illuminazione
Ampio spazio viene dato alle lucerne, lampade in terracotta o bronzo con uno o più beccucci da cui usciva lo stoppino che, immerso nell’olio o nel sego, veniva poi acceso con una specie di zolfanello. Le lucerne, solitamente decorate, rappresentano per noi moderni una sorta di “termometro” dei gusti degli antichi romani: sono infatti moltissimi i temi rappresentati su di esse, dalle divinità ai gladiatori, alle scene di vita pubblica fino alle raffigurazioni erotiche.

La vita nella domus: arredamento e strumentario
Dei letti da banchetto, sedie, armadi e forzieri rimangono oggi solo gli elementi di metallo di rivestimento e decorazione perché purtroppo il materiale organico (legno, stoffe, cuoio) non si è conservato. Questo non impedisce però di gustare la raffinatezza di questi reperti. Ingegnose le piccole chiavi-anello che le matrone indossavano al dito medio della mano sinistra per aprire e chiudere i mobiletti portagioie.

Religione e superstizione
Sono tantissime le divinità che costellavano il mondo religioso dei romani e il Museo conserva un buon quantitativo di figurine di bronzo, originariamente custodite nel lararia, piccole edicole poste nell’atrio delle case: Ercole, Giove,
Diana, Minerva, Mercurio, Dioniso, ma anche divinità orientali e personificazioni come Fortuna e Abbondanza. Alla sfera della superstizione sono invece da collegare gli amuleti fallici, segno di potenza vivificatrice, e i campanelli.

Il culto funerario
La sezione ricostruisce, a scopo dimostrativo, alcuni corredi con tanto di urne funerarie che contengono ancora le ceneri del defunto, vasi per bere, balsamari e profumi, monete, tutti quegli oggetti che avrebbero aiutato il morto nella sua vita nell’aldilà.

I mestieri
Tanti sono i mestieri a cui gli oggetti archeologici della collezione danno voce: il fornaio, il figulus (cioè colui che lavora l’argilla), il medico e il soldato, che all’occasione poteva anche diventare artigiano, come sottolinea il frammento di laterizio prodotto dalla legio XIIII Gemina che sigla fieramente il suo operato con un bollo impresso nell’argilla fresca.

Pesi misure e monete
La sezione fornisce uno spaccato del sistema di misurazione ponderale degli antichi e offre l’occasione per mettere in mostra alcuni dei 100.000 esemplari della collezione numismatica del Museo. Aurei, denari, antoniniani e solidi divengono un raffinato strumento per fornire la successione cronologica degli imperatori, offrendo al contempo testimonianza dell’uso della moneta nel sistema economico antico.

Ornamenti e cura del corpo
Spille, gioielli, spilloni per capelli impreziosivano il “look” delle ricche signore che con gli uomini condividevano il gusto per la cura del corpo utilizzando creme e servendosi di oggetti da toeletta come balsamari, pinzette, spatoline e lo strigile, una sorta di paletta ricurva che serviva a detergere il corpo dopo gli allenamenti in palestra.

Il periodo tardo antico
Tra i reperti datati alle ultime fasi della romanità appartengono le due splendide pissidi in avorio del V secolo dopo Cristo, istoriate rispettivamente con scene della vita di Dioniso ed episodi biblici, mirabili esempi dell’artigianato artistico dell’epoca tarda, quando ormai i valori del Cristianesimo si erano introdotti radicalmente, sostituendosi poi a quelli del mondo pagano.

Le sculture
La collezione vanta un buon numero di sculture, per lo più ritratti provati di età imperiale, anche se non mancano opere derivate da originali greci.